Posted by hn9o7vy65h64dlvn5 on 27/10/2009, 16:15:17, in reply to "Re: Ragazzo ucciso in carcere dalla polizia"
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Martedì 27 Ottobre 2009 Chiudi
di LUCA LIPPERA
«Qualcuno ci dica cosa è successo e perché mio figlio è morto». Giovanni Cucchi, geometra, di Tor Pignattara, non si dà pace e non potrebbe. La fine del figlio, Stefano, 31 anni, morto giovedì scorso a distanza di sei giorni da un arresto per droga, resta un mistero che potrebbe far tremare molti. Cucchi, spirato all’ospedale “Pertini” dopo essere passato in una caserma dei carabinieri, in un’aula di tribunale e in carcere a Regina Coeli, aveva, secondo i familiari, il corpo pieno di lesioni. Alcune conferme sarebbero arrivate dall’autopsia. Il padre parla di «una frattura alla mandibola, di un occhio rientrato in un’orbita, di costole rotte» e di «un volto nero come se fosse bruciato». L’uomo, comunque la si metta, non c’è più e si tratterà di stabilire chi o che cosa ne abbia provocato il decesso.
Ieri in via Filarete, chiesa di Santa Giulia, periferia est, sono stati celebrati i funerali. I familiari, dopo la cerimonia, sono tornati a chiedere, con l’aiuto dei legali, che «venga fatta chiarezza». Cucchi, tossicodipendente, era stato arrestato in strada da alcuni carabinieri della Stazione Appia la sera di giovedì 15 ottobre attorno alle undici e mezzo. Aveva addosso una ventina di grammi di droga tra cocaina, marijuana e pastiglie di ecstasy. La mattina successiva, dopo la notte nella camera di sicurezza di una caserma dell’Arma, era stato portato a piazzale Clodio: processo per direttissima.
«La sera dell’arresto sostiene il padre è arrivato a casa con i carabinieri che gli hanno perquisito la stanza. Non aveva tracce di violenza. L’ho rivisto la mattina dopo in tribunale e a mio giudizio aveva dei segni». Ovvio il sottinteso: che sia accaduto qualcosa durante la notte in caserma. «Non si capisce come si possa ipotizzare una cosa del genere dicono i carabinieri Cucchi subito dopo il fermo si lamentava, tanto che è stata chiamata un’ambulanza. La mattina successiva è stato portato in tribunale. Lo abbiamo avuto in custodia, sì e no, per otto ore». Al processo in aula c’erano, oltre al giudice, i cancellieri, un avvocato d’ufficio, il pubblico ministero di turno e altri legali. «Se avessimo portato lì una persona massacrata di botte fanno notare i militari qualcuno l’avrebbe denunciato».
Il magistrato che ha processato Cucchi, tuttavia, deve aver notato qualcosa. Ha chiesto che l’imputato venisse visitato. Uno dei medici del Tribunale ha stilato una prognosi di venticinque giorni, senza avvertire nulla, evidentemente, che ne mettesse in pericolo la vita. La diagnosi dice poco sui tempi: l’uomo, in teoria, potrebbe essere stato malmenato prima del fermo. La sola certezza è che non aveva segni che facessero pensare al peggio. «Stabilire cosa sia accaduto non sta a noi: tutto è possibile dice Patrizio Gonnella, di “Antigone”, una associazione che si occupa di detenuti Ma bisogna che venga fatta luce. Ci sono troppe ombre: una famiglia e i cittadini si aspettano che vengano chiariti».
Il giudice, la mattina del 16 ottobre, un venerdì, ha convalidato il fermo. Attorno all’una i carabinieri hanno consegnato Cucchi alla Polizia Penitenziaria e l’uomo è stato portato in carcere a Regina Coeli. Ma la situazione è precipitata. È accaduto qualcosa in cella? Impossibile dirlo, per ora. «Il sabato sera (il 17 ottobre, ndr) racconta il geometra Cucchi ci hanno avvertito che Stefano era al pronto soccorso per un malore. Abbiamo scoperto che stava in ospedale al Pertini. Abbiamo chiesto di vederlo. Ma ci hanno detto che, trattandosi di un detenuto, serviva il permesso, essendo ricoverato in un reparto speciale. Siano tornati il lunedì: niente. Mercoledì ventuno ottobre è arrivata l’autorizzazione del Tribunale. Ma il giovedì (22 ottobre, ndr) è venuto a casa un carabiniere a dirci che era morto. Ora pretendiamo di sapere perchè».
da Il Messaggero
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